lunedì 22 febbraio 2016

Grugno

Un lungo addio






        Il garzone si avvicinò al gruppo dei dirigenti seduti al tavolo grande e, con rapidi, precisi, forzati movimenti dettati dalle abitudini del padrone astemio, scambiò la coppa dello champagne per una d'acqua minerale.
        Don Vittorio Brunni si sedette, con una leggera inclinazione del capo e provò a masticare qualche formula di gratitudine, ma non arrivò ad aprire la bocca, ed in questo preciso istante l'uomo che occupava la sedia a rotelle si inclinò fino a lui e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. Quindi, don Vittorio Brunni fece passeggiare i suoi occhi stanchi sulle lenti scure
che nascondevano la cecità del suo compagno invalido.      
     -Mi stai guardando con paura, posso sentirlo,non essere stupido,Vittorio - mormorò il cieco.
     -Don Vittorio sviò lo sguardo dirigendolo verso i numerosi invitati che riempivano la sala.
 Il gruppo dirigente dell'industria della pelletteria Brunni girava le spalle ad una struttura                      d'alluminio e

79



vetro che serviva alla sala grande da muro laterale.
Due foglie aperte in mezzo, precisamente dietro di loro, permettevano che fossero gli unici a               ricevere un po' dell'aria umida di Milano.
Il resto dei presenti sopportava  con stoicismo l'elevata temperatura che generavano le lampade           alogene e le luci della televisione.
    - Stanno aspettando, Vittorio - mormorò l'invalido.
    Don Vittorio Brunni alzò la coppa e guardò il suo contenuto come se tra le bollicine potesse trovare le parole necessarie, ma l'unico che trovò fu l'argomento di un lungo addio definitivo che non arrivò a pronunciare, perché dalle sue labbra non scappò nemmeno una sillaba, né d'allarme né di dolore. Si portò soltanto la mano destra alla nuca come per spaventare un insetto inopportuno e crollò sopra i calici e i tramessini di salmone.
    - Vittorio! - Esclamò il cieco con la sedia a rotelle, e l'aroma spesso di acqua di lavanda l'informò che il capo delle sue guardie del corpo lo stava seccando a tutta velocità.



Il commissario Arpaia accomodò i suoi occhiali di tartaruga e si grattò la barba di tre giorni. In realtà,


80




la barba non gli cresceva più, malgrado la sua insistenza con i litri di tonico capillare con cui si bagnava il viso ogni giorno.
    "Perché non prova a berlo, capo?"  ,soleva suggerirgli Pietro Chielli, il corpulento detective al quale i colleghi della brigata criminale davano il soprannome di Brooklyn.
    "E come va con le sue classi d'aerobica?", rispose Arpaia con gesto benevolente.
     La donna che occupava l'altro lato dello scrittoio era decisamente bella, e al commissario Arpaia sarebbe piaciuto conoscerla in altro luogo, all'uscita di un cinema, per esempio, ma lì l'aveva nel dispaccio della brigata criminale, osservandolo con i suoi verdi occhi inquisitori.
    - Sa che è un tipo a posto per essere un semplice commissario di polizia? - commentò Ornella Brunni accendendo una sigaretta.
    Arpaia si alzò nelle spalle, si vergognò della targa "Vietato fumare" che portava dietro la sua sedia e si tolse gli occhiali.
    - Signorina, co otterrà nulla con le adulazioni, perché non c'è niente da ottenere. Se mi fa il favore di abbandonare il mio ufficio, le prometto per l'ennesima volta che la terrò informata in caso di novità.
    -E' da quasi ventiquattro ore che mio padre


81



è stato assassinato, e voi non avete ancora mosso un dito, - sferzò Ornella Brunni.

   

Trad. p.79, 80, 81, 82 di Yacaré, Luis Sepùlveda

         

________________________________________________________
Per le vostre traduzioni di spagnolo (inglese, italiano) contattatemi via e - mail:
annamariaboop@gmail.com oppure presso la mia Pagina Facebook, all'indirizzo:
https://www.facebook.com/editorpassaro83
Il costo è di 9,50 euro a pagina.
Con i migliori saluti,
Dott.ssa Passaro Anna Maria